Dino Seghetti, direttore del Settore Tecnico CIA: “Trasmettere passione e nozioni

E’ cresciuto nella Livorno degli anni Ottanta, in pratica a pane e pallacanestro: “Beh, ogni fine settimana ero al Palazzetto. Mi portavano i miei. Non solo in serie A, ma anche in B. Eravamo lì o a tifare o a…gufare i nostri avversari -ammette Dino Seghetti con un sorriso- in ogni caso andavamo tutti al campo. Ho seguito il corso di allenatore, che all’epoca era lo stesso almeno inizialmente per gli arbitri. Dopo le prime partite arbitrate non ho avuto dubbi su cosa avrei voluto fare”. Direttamente arbitro, senza però mai giocare a basket. Ti spiazza, infatti, quando dice: “Giocavo a rugby e quella mentalità di gioco di squadra me la sono portata dietro. Nel rugby ogni giocatore può trovare la propria dimensione nel contesto della squadra.”

Dino Seghetti, 51 anni, 18 anni e 521 gare arbitrate in serie A, arbitro in totale da 33, ha “appeso il fischietto al chiodo” e ha accettato la proposta del commissario straordinario del Comitato Italiano Arbitri Stefano Tedeschi di diventare responsabile del Settore T ecnico del Comitato Italiano Arbitri: “Seghetti aveva già dimostrato in più di un’occasione la sensibilità giusta per trasmettere le proprie conoscenze ai giovani arbitri –afferma Tedeschi- Sono contento che un arbitro di alto livello come lui abbia accettato di smettere qualche anno prima per mettersi a disposizione del CIA e del movimento. Avrà un contratto biennale per avere tutto il tempo per dare una nuova impostazione al Settore Tecnico. Le sue conoscenze al servizio del settore ci possano aiutare a migliorare e a crescere.”

Come Responsabile del settore tecnico del CIA si occuperà di Arbitri, Giovani Arbitri, Arbitri 3×3, Uffiali di Campo, Osservatori. Un compito veramente impegnativo: “Ammetto che la notte successiva alla proposta del commissario straordinario Tedeschi non è stata facile. Mi proponevano di cambiare pelle in maniera importante, però. Mi ha fatto riflettere l’affermazione di Tedeschi che potevo trasformarmi da vecchio arbitro in giovane dirigente. Poi ho pensato che dal basket e dalla Federazione ho avuto tanto, che se ci si mette in gioco, il rischio, anche se le cose possono andar male, va affrontato e che per questo cambiamento, per me epocale, dalla mia parte c’era il fatto che ne ho viste e vissute tante. Ho molta fiducia, però. Sono convinto che ci siano i margini, con la collaborazione di tutti, di marciare nel modo giusto affinché si torni a istruire giovani che abbiano potenzialità importanti, come è stato già in passato. 

“In Italia abbiamo avuto istruttori di arbitri bravissimi. Da Ninì Ardito ad Aldo Albanesi, ad Alessandro Teofili. Tutti con un grande spessore umano oltreché tecnico. Trasmettere nozioni può non essere facile, ma far appassionare all’arbitraggio è veramente difficile. Dobbiamo lavorare per riuscirci, ne va del nostro futuro”.

 

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