L’altra faccia della stessa medaglia….Matteo Alongi

Mai avrei pensato di poter diventare arbitro. Da giocatore, quasi come tutti, ho sempre criticato la figura dell’arbitro perché lo ritenevo “incapace” di prendere la giusta decisione, ma attraverso il corso mi sono reso conto che ho giudicato troppo presto.

Dietro un semplice fischio c’è (quantomeno ci dovrebbe essere) un duro lavoro di pratica e conoscenza delle regole che non è per niente semplice applicare.
Recentemente ho avuto l’ opportunità di arbitrare la mia prima partita “Unione BK Sicilia Catania- ASD Jonia Basket.

E’ stato del tutto inaspettato perché solo un giorno avevamo concluso il corso e non mi aspettavo di arbitrare così presto. Ricevo l’SMS e lo guardo per 10 minuti pensando di non avere nemmeno la tuta nera per poter arbitrare. Ho esordito con Enrico Murabito il 18 dicembre ed entrambi eravamo eccitati all’idea di arbitrare ma anche un po’ intimoriti di sbagliare perché c’era Andrea Parisi a supervisionare la nostra gare e consigliarci.

Neanche a dirlo che la squadra ospite ritarda e l’allenatore mi dice che una macchina ha avuto dei problemi. Dopo un po’ arrivano, riscaldamento e si inizia. Tocca a me lanciare la palla a due, un attimo di agitazione e si comincia. Corri di qua corri di là, la partita è volata in un attimo.
A fine di ogni quarto l’istruttore ci attenzionava cosa sbagliavamo e cosa facevamo di corretto. È stato davvero bello poter mettere in pratica quanto gli istruttori durante il corso mi hanno trasmesso.

Ero agitato ed emozionato perchè la partita dipendeva da me e da come la gestivo, dalle mie decisioni, dai miei errori e credo di non aver fischiato almeno due volte su tre quando dovevo. Anzi tutto sommato penso che io ed Enrico c’è la siamo cavata bene avendo anche ricevuto i complimenti da parte del coach, seguiti ovviamente da qualche accorgimento tecnico.

Può sembrare stupido ma di certo le emozioni non sono mancate. Alla fine di tutto ho capito che forse durante una partita l’arbitro ha il ruolo più complicato, perché oltre a dover gestire 10 persone in campo, due panchine e tutte le tribune che ti urlano contro e insultano deve riuscire a essere lucido e mantenere la calma e non mostrare le proprie insicurezze. Non è stato il mio caso perché il pubblico si è ben comportato, con il giusto spirito.

Ringrazio Luca Moschitto e Andrea Parisi perché solo dopo sette anni di “tormenti” li ho ascoltati e ho preso la decisione di intraprendere questa nuova avventura che spero possa durare a lungo.

La strada è lunga ancora ma so che c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarmi ad andare avanti e a farmi da guida. Sicuramente una bella esperienza da prova e che consiglio a tutti gli amanti del basket per vedere l’altra faccia della medaglia di questo magnifico sport, perché anche se nessuno lo vede o lo considera c’è anche l’arbitro in campo.

Matteo Alongi

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